Story
**San Giorgio di Cappadocia | Giorgio il Romano**
**Il tempo del suo martirio**
San Giorgio è il più delle volte considerato il principe dei martiri nell'epoca di Diocleziano, poiché nella regione della Cappadocia egli guidò il movimento di resistenza contro l'editto di persecuzione emanato contro i cristiani. Tuttavia la maggior parte dei manoscritti copti lo colloca in un'epoca anteriore a questo imperatore, sotto il regno di un re illegittimo chiamato Dadiano il Persiano, uomo pagano e non cristiano, che rinnegava Cristo e deteneva l'autorità sulla regione della Cappadocia.
Per questo motivo la Vita di Giorgio l'Alessandrino dichiara che quest'ultimo fu martirizzato sotto il regno di Diocleziano, sebbene fosse nato per l'intercessione del primo, quando suo padre partecipò alla consacrazione della sua chiesa a Lidda. In alcuni manoscritti copti la sua epoca non è affatto nominata, ma si dice che fosse "negli antichi giorni", forse intendendo il periodo precedente all'epoca di Diocleziano.
**La sua infanzia**
Questo santo nacque in Cappadocia, nell'Asia Minore, da genitori pii e ricchi appartenenti a una nobile famiglia. Suo padre, Anastasio, era governatore di Melitene in Cappadocia, e sua madre, Teobaste (chiamata anche Teognosta), era della Palestina, figlia del governatore di Lidda.
Si dice che suo padre fosse un uomo pio e fedele a Dio e al re, tanto che il re lo amava grandemente e lo aveva fatto uno dei cortigiani che lo accompagnavano nei suoi viaggi e nelle sue spedizioni. Ma quando il re scoprì la sua fede nel Signore Cristo, ordinò che fosse decapitato. San Giorgio aveva allora quattordici anni. In ogni caso, San Giorgio venne come frutto di un seme santo sepolto in terra santa, offrendo alla Chiesa, come ai celesti, ciò che rallegra i loro cuori.
Il martirio del governatore Anastasio non portò alcuna disperazione alla famiglia; al contrario, accese il cuore del suo benedetto figlio Giorgio del fuoco dell'amore divino, affinché anch'egli divenisse martire per il Signore. Quando Anastasio fu martirizzato, Teobaste prese i suoi figli, Giorgio, Casia e Madrona, e partì per il suo luogo natale, Diospoli in Palestina.
**Giorgio il Romano, il principe**
Dopo il martirio del principe Anastasio, il principe Giusto prese il suo posto. Egli temeva Dio e amava il Signore Cristo, e perciò mostrò benevolenza alla famiglia del martire Anastasio. Fece istruire il giovane Giorgio nell'arte equestre affinché potesse entrare nel servizio militare. Giorgio superò tutti gli altri nel cavalcare e nell'esercizio delle armi, mostrando un raro coraggio, e ben presto divenne un eroe rinomato in tutta la Palestina, e fu posto a capo di una grande compagnia di mille soldati.
Il principe lo inviò al re recando una lettera di raccomandazione che esponeva le imprese che il comandante Giorgio aveva compiuto, e chiedendo al re di concedergli il grado di "principe". Il re lo amò grandemente e acconsentì alla raccomandazione del principe Giusto; così il suo nome divenne "Giorgio il Romano". Lo nominò principe al comando di cinquemila soldati, e gli donò un destriero pomellato di rara razza in segno del suo favore.
Giorgio divenne amato da tutti per il suo portamento, che rivelava il suo coraggio, specialmente in guerra, insieme alla sua bella leadership e alla sua prudente gestione degli affari, oltre alle sue nobili qualità. Così fu fatto comandante e amministratore dell'esercito, e aveva vent'anni. Giorgio cresceva di giorno in giorno in stima e onore. E nel suo ventesimo anno sua madre si addormentò nel Signore.
**L'amore del governatore per lui**
Giusto desiderava fare di Giorgio un figlio per sé, dandogli in matrimonio la sua unica figlia, una giovane e pia fanciulla che temeva Dio. Lo rivelò alla principessa Teobaste, madre di Giorgio, che ne gioì grandemente. Giusto nominò Giorgio, fidanzato di sua figlia, amministratore dei suoi beni, e rimandarono il fidanzamento a causa della tenera età della fanciulla. Eppure nessuno di loro sapeva che Dio gli stava preparando una via assai più grande.
**Lo zelo del principe Giorgio**
Giorgio udì che il re aveva radunato settanta governatori e aveva emanato i suoi ordini per cancellare completamente il cristianesimo e demolire le chiese. Giorgio si preparò ad affrontare la persecuzione, poiché doveva confessare la sua fede davanti al re. Vendette tutto ciò che aveva ereditato dai suoi genitori, perfino le suppellettili della sua casa e le sue vesti, e ne diede il prezzo ai poveri.
Quando fu emanato l'editto a tal fine, il santo afferrò l'editto e lo strappò apertamente in mezzo alla folla in un luogo pubblico, dopo aver distribuito tutti i suoi beni ai poveri, liberato i suoi schiavi e essersi preparato con gioia al martirio.
**Davanti al re**
Fu condotto davanti al re, che lo trattò con molta dolcezza e gli promise doni sontuosi, ma egli non vi prestò attenzione. Quando il re non riuscì a sedurlo, cominciò a torturarlo per lo spazio di sette anni, e la mano di Dio lo sostenne affinché catturasse molte anime alla fede attraverso le sue sofferenze. Infatti egli morì tre volte, e il Signore lo risuscitava affinché fosse glorificato in lui, finché fu martirizzato la quarta volta; e gli furono concesse visioni celesti in mezzo ai tormenti per sostenerlo e rafforzarlo.
**Più forte della magia e del veleno**
Tra i tormenti a cui San Giorgio fu sottoposto vi fu questo: il re gli portò un famoso mago chiamato Atanasio, che gli preparò un veleno mortale e lo diede a bere al santo. Ma il santo, per fede, lo bevve e non subì alcun danno; al che il mago credette nel Signore Cristo. Il re si infuriò e ordinò che il santo fosse schiacciato in un torchio munito di denti di ferro finché rese lo spirito; eppure il Signore Cristo lo risuscitò, e la folla lo vide, e a causa sua molti credettero e accettarono il martirio nel nome del Signore.
Quando i governatori videro ciò, gli chiesero, alla presenza del re, di far germogliare foglie e portare frutto alle loro sedie. Egli dunque pregò Dio, e la loro richiesta fu esaudita. Stupiti, lo portarono ai sepolcri e gli chiesero di risuscitare i morti per loro; egli dunque pregò il Signore, e alcuni dei morti si alzarono, resero testimonianza alla salvezza del Signore Cristo, e poi si riaddormentarono.
**Nel tempio degli idoli**
Il re usò con lui dolcezza, dicendo che il suo cuore era ferito da ciò che gli era accaduto, che gli era molto caro, e che gli avrebbe concesso le più alte cariche dello Stato. Infine gli chiese di andare con lui al tempio degli idoli. Giorgio partì con il re verso il tempio dell'idolo, dove il re supponeva che Giorgio avrebbe offerto incenso agli idoli, e così gli avrebbe dato in sposa sua figlia. Quando i due giunsero al tempio, insieme al seguito del re e a una grande moltitudine di popolo,
Giorgio si fermò davanti alla statua di Apollo e gridò verso di essa: "Sei tu un dio, perché io ti offra un sacrificio?" E l'idolo rispose con una voce terribile: "Io non sono un dio".
Il santo fece il segno della Croce, e gli idoli caddero e furono frantumati. Allora il popolo gridò, chiedendo la morte del nemico dei loro dèi.
Il re provò profonda vergogna e se ne andò al suo palazzo, amareggiato nell'anima.
**Più forte di ogni tentazione!**
Il segreto della forza del martire San Giorgio era la sua pratica quotidiana della vita del martirio, poiché egli vinse le concupiscenze della carne in battaglie il cui campo erano le sue stesse profondità interiori; e come dice il saggio: "chi domina il proprio spirito vale più di chi conquista una città" (Proverbi 16:32).
Quando Giorgio fu gettato in prigione, l'imperatore si consultò con i suoi uomini su che cosa fare di questo coraggioso comandante. Uno dei principi si fece avanti con il suggerimento che questo bel giovane non si sarebbe indebolito davanti ad alcuna minaccia, e si sarebbe perfino rallegrato della morte; ma una cosa poteva distruggerlo, cioè la seduzione di una fanciulla lasciva che lo avrebbe irretito con il suo fascino, la sua travolgente femminilità e le sue arti. Per questo Giorgio avrebbe perduto la sua castità e la sua fede sarebbe crollata.
L'imperatore convocò la donna incaricata delle concubine e delle ancelle dell'imperatore, affinché scegliesse tra esse una fanciulla esperta in questa materia.
La fanciulla fu mandata in prigione per passare una notte con il giovane, affinché lo seducesse ed egli cadesse con lei. Ma San Giorgio, che aveva imparato a offrire ogni giorno un sacrificio d'amore sull'altare della purezza in Cristo Gesù, trasformò la prigione in un santo tempio nel quale si offrivano preghiere per la salvezza della propria anima, per la salvezza di questa fanciulla e di tutti coloro che gli stavano intorno.
Non era ancora venuto il mattino quando la fanciulla si fece avanti verso San Giorgio in lacrime, chiedendogli di parlarle del segreto della sua purezza, della sua castità e dell'elevazione del suo cuore alle cose celesti. Egli dunque cominciò a predicarle la salvezza e a esporle la vita sublime del Vangelo.
Gli uomini dell'imperatore vennero al mattino presto per condurre la fanciulla dall'imperatore, e la trovarono rivestita di pudore e adornata di castità e mansuetudine, confessando la sua fede nel Signore Cristo, suo Re e suo Salvatore.
L'imperatore e i suoi uomini rimasero attoniti per ciò che era accaduto, e fu dato l'ordine di reciderle il collo con la spada. Fu condotta al luogo del martirio, dove si inginocchiò, gioendo, pregando il suo Salvatore, il nostro Signore Gesù, di accogliere il suo spirito e di concederle la corona della testimonianza.
L'imperatore decise di far gustare a Giorgio i più aspri generi di tormenti, per vendicarsi di ciò che aveva fatto con la fanciulla.
**Nel palazzo reale**
Quando i miracoli che il Signore operava per mano sua si moltiplicarono, e il re sentì il proprio fallimento, prese Giorgio con sé al palazzo per sedurlo con la promessa che gli avrebbe dato in sposa sua figlia. Là nel palazzo la regina lo udì pregare, e gli chiese di spiegarle la sua fede; così il Signore aprì il suo cuore, e lo Spirito di Dio la attrasse alla fede. La regina Alessandra cominciò a rimproverare il re: "Non ti avevo detto di non opporti ai Galilei, poiché il loro Dio è potente?" E quando il re comprese che il santo aveva inclinato il suo cuore al Signore, ordinò che il suo corpo fosse straziato con i pettini e la sua testa recisa, affinché ricevesse la corona del martirio.
Quando la regina vide Giorgio condotto in prigione, lo chiamò per chiedergli del suo battesimo. Il santo le rispose di non turbarsi, poiché, se non si fosse trovata occasione per il suo battesimo, allora lo spargimento del suo sangue per la fede nel Signore Cristo sarebbe stato un santo battesimo che le avrebbe aperto le porte del Paradiso.
La sua anima gioì, e la regina si fece avanti al martirio, dicendo: "O Signore, ho lasciato spalancata la porta del mio palazzo; non chiudere dunque la porta del Tuo Paradiso davanti al mio volto, o Tu che hai accolto il pentimento del ladrone alla Tua destra".
La testa della regina fu recisa, affinché la sua anima partisse verso il Paradiso a deliziarsi nella visione del suo Salvatore.
**Il suo martirio**
Il re temeva che sorgesse contro di lui una rivolta, poiché le opere di Dio compiute per mano del santo erano divenute ampiamente note; perciò ordinò che Giorgio fosse decapitato. Ciò avvenne il 23 di Baramuda.
**L'icona del martire San Giorgio il Romano**
L'icona reca un significato simbolico:
La sposa che appare nell'icona indica la Chiesa, che guarda i suoi figli martiri con gioia e fierezza.
Il drago indica Satana, che incita il mondo malvagio contro la fede.
La lancia indica la Croce del Signore della Gloria, Gesù, che concede la vittoria.
E la sconfitta del drago indica la sconfitta del male e della sua sorgente (il diavolo) per la potenza della fede.
Egli è chiamato "al-Khidr" tra i fratelli Drusi